Aver modo di approfondire con ANNA VALLE le tante sfumature di uno spettacolo qual è “Scandalo” di Ivan Cotroneo e di conseguenza del mestiere dell’attore e del ‘mestiere di vita’ è un’occasione preziosa. «Il teatro è il nostro primo palcoscenico per una storia. Lì, dal vivo, gli aggiustamenti non li puoi fare come può accadere rifacendo una scena mentre si gira. Con Ivan e con gli altri attori abbiamo lavorato veramente tanto. Abbiamo cercato di portare non solo un testo bello, forte, coraggioso, ma anche un’interpretazione che tenesse conto di tutti gli aspetti». Volutamente non era possibile riportare tutto ciò che si è sviscerato perché altrimenti si sarebbero svelati dei colpi di scena. Con tono deciso ed entusiasta, l’attrice ha raccontato questa donna ‘sovversiva’ di cui veste i panni in scena, donandole lo charme che la contraddistingue.
D: Cotroneo ha scritto il testo pensando a lei e a Gianmarco Saurino come protagonisti. Si nota come entrambi vi siate cuciti addosso questi personaggi e di come tutto sia diventato naturale…
«È l’impronta che ci teneva a dare Ivan. Si tratta di un testo moderno, originale per cui la naturalezza era fondamentale. In più, a parte magari Orsetta De’ Rossi e Angelo Tanzi, che sono due attori principalmente teatrali, sia Gianmarco che io siamo attori di set principalmente e questa naturalezza è venuta spontanea da subito».
D: La sua Laura spiazza tutti, su più piani, perché diventa sovversiva – prendendo in prestito un termine che utilizza il personaggio rispetto al desiderio sessuale dal punto di vista femminile… Colpisce che una donna possa decidere
«Per esempio Laura andrà contro quelle che sono le sue amicizie storiche: Alberto amico e vicino di casa e Giulia, l’editrice che è stata la donna del marito. Sono le due persone che da sempre sono nel suo salotto di casa, che hanno vissuto la storia d’amore sua e di Goffredo, anche se entrambi hanno sempre avuto il dubbio che lo avesse sposato per interesse. A un tratto, avendo compreso che Giulia non ha capito il suo ‘piano’, le dice: “non ti sei dimostrata all’altezza della nostra amicizia”. Sono due donne da alcuni punti di vista simili, anche se Giulia è attaccata alle convenzioni perché a suo parere sono necessarie, mentre Laura le detesta, le ha subite e ha cercato di trasformarle. E non bisogna mai dimenticare che Laura è una scrittrice per cui spesso quello che deve realizzare per un romanzo diventa più importante della realtà. Questo elemento è stato qualcosa di molto forte che ho dovuto capire, cercando di avvicinarlo a quello che per me può essere la recitazione. Quando vivo un personaggio su un set cerco di vivere quello che attraversa, mi estraneo, anche se non del tutto perché sono sempre moglie, madre, figlia e sorella».

D: Cotroneo pone gli accenti come scrittura e regia e voi giustamente li riportate in scena. Senza svelare, c’è una circolarità e ripensando a tutto lo spettacolo, si riesce a dare un valore diverso a quelle parole che spesso sono state date dalla società in un senso unico e se vogliamo principalmente negativo.
«Esatto. Lei ha uno scopo ed è l’unico binario sul quale Laura si può muovere. Ora che ai lati di questo binario si possano fare dei feriti, lei forse non lo prende neanche in considerazione. In un buio, quando si sente la sua voce registrata parla di usare ed essere usati, saper farsi usare o decidere di farsi usare: questa è la vera forza. Lei decide consapevolmente di farsi usare fino a un certo punto ma in realtà è lei che sta usando da Andrea.
Ci sono dei momenti in cui non si rende conto tant’è che il pubblico ascolta: “Non sapevo più se quello che succedeva accadeva perché lo pensavo io o succedeva perché lo scrivevo… Anche lei è confusa”.
È bellissimo questo perdersi a livello artistico per uno scrittore, ma ancora di più è meraviglioso per un attore, è quello che tu cerchi quando stai recitando: hai una leggera confusione, una linea così trasparente tra il vero e ciò che stai interpretando, è quel mondo surreale che non è la realtà vera ma è una realtà che tu hai creato».
D: Vanno molto di pari passo questa sensazione di alter ego, della figura di Ivan Cotroneo come scrittore ma anche del ruolo dell’attore, anche rispetto al senso del gioco
«Infatti quando Ivan mi ha mandato molto tempo fa questo testo per propormelo, ne ho percepito la forza e le possibilità. In un modo non razionale all’inizio perché ovviamente la prima volta che leggi vai di istinto, capisci se ti prende o meno. Nel tempo rileggendo, lavorandoci sopra e durante il mese e mezzo di prove, ho colto ancor più la forza in maniera razionale. È un testo che ti pone delle domande alle quali pensavi di avere già risposto in un modo e invece ti rendi conto che non è così. Un’altra cosa che succede tantissimo quando Andrea (Saurino) legge la dedica sul libro, tutto il pubblico pensa che sia di Goffredo. Sento l’energia del pubblico quando Laura dice che non è firmata e poi aggiunge di averla scritta lei e in questo caso c’è il gelo della platea perché spiazza».
D: Torna il tabù sul desiderio sessuale e sul verbalizzarlo.
«Ne abbiamo parlato anche con Gianmarco, che è un ragazzo super aperto. Effettivamente non si pensa tanto al desiderio sessuale femminile, quantomeno non in questa maniera che emerge dalla pièce. Non in questo modo. Lo si dà un po’ per marginale. Si mette in scena anche il gioco sessuale tra un uomo e una donna, il momento di potere pure fisico che lei può avere su di lui e non è una sottomissione, ma un gioco. Laura e Andrea fanno le cose che amano fare, le si chiede, l’altro le fa se gli va, ma non cadono nel romanticismo perché questo Laura non lo vuole, perché andrebbe contro quello che lei vuole fare».

D: Ma secondo lei si può stare così tanto in controllo?
«Sì. Non fa parte di me Anna, no, però mi ha divertito tantissimo poterlo fare nei panni di Laura. E poi va sempre ricordata la linea così sottile tra quello che sembra vero e ciò che si sta vivendo. A un tratto Alice, la ragazza di servizio, le dice che si vede che Andrea è innamorata di lei. Laura vorrebbe che lui non lo fosse, però in fondo le fa piacere essendo in un momento di onnipotenza».
D: I pregiudizi della società – e non solo – anche rispetto a questa unione tra Laura e suo marito Goffredo (lo spettacolo comincia con la scomparsa di quest’ultimo), molto più grande di lei hanno condizionato l’esistenza di Laura
«Lei ha subito tutto ciò che dicevamo. Una cosa è certa per Laura Goffredo è stato il grande amore della sua vita e siamo partiti da questo con Ivan. È vero che lui l’ha aiutata a entrare in questo mondo, ma lei era già portata per questo ambiente di intellettuali. Qui si aggancia anche l’approccio di Alberto (vicino e frequentatore della casa), che dichiara a Laura il proprio amore, ma ne è affascinato anche perché è una scrittrice e appartiene a un entourage di cui lui non fa parte essendo un imprenditore».

D: Anche durante i loro scambi si nota il ‘peso’ delle parole
«Ivan ci ha tenuto molto. Ecco su qualsiasi altro testo noi avremmo potuto fare nostra la battuta; in questo caso no ed è stato giusto così. Sono stata io ad adeguarmi alle battute perché Laura parla in un determinato modo, è una scrittrice e pesa le parole in un determinato modo. Non è un caso che dica: “no, non mi piace esperimento o non è una messa in scena, io ho vissuto”».
D: Citando una battuta, per come interpreta lei Laura è la rappresentazione della «sincerità crudele».
«Lei è estremamente e crudelmente sincera e lo è con tutti. Le altre due figure femminili sono bellissime: da un lato Giulia, una donna cinica, sola, non ha più avuto storie d’amore importanti, non ha una famiglia. Ha il suo lavoro, fa l’editrice, è assatanata di successi, anche di soldi però a suo modo vuole bene a Laura. Nei loro dialoghi si dicono sempre delle cose molto dure, estremamente, non edulcorano mai. Con Alice Laura mostra a tratti alcune sue vulnerabilità, perché Alice è la figura che non ha pregiudizi nella storia, è l’unica che crede a quello che sta succedendo».
D: Una curiosità: vengono citati libri come “Bel Ami – Storia di un seduttore” di Maupassant e “Le illusioni perdute” di Balzac. Quali sono le opere che l’hanno segnata?
«“Oceano Mare” di Alessandro Baricco è un libro che adoro tantissimo o “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera. Leggo tantissimo Isabel Allende. Ci sono tanti libri che mi hanno segnato e che continuano a segnarmi e sono d’accordissimo che i libri sono mondi. Per scrivere un libro, l’autore ha veramente creato un mondo, infatti ci deve essere tantissimo rispetto. Quando noi leggiamo ci perdiamo completamente in quel mondo e ci sono delle volte in cui rallento perché so che sono le ultime pagine e non vorrei che finisse. Quest’estate mi è stato regalato da un amico “La ragazza dello Sputnik” di Haruki Murakami ed è stato un viaggio bellissimo. Dovremmo cercare di trasmettere questo valore a questa nuova generazione, che si sta un po’ tanto perdendo. All’inizio i libri te li danno a scuola e quindi li vedi come dei compiti. Quando i miei figli erano piccoli leggevo sempre alcune pagine (da Sepúlveda a Antoine de Saint-Exupéry) quando ci mettevamo a letto; la loro reazione è sempre stata diversa, ma sempre di grande curiosità. Sentirsi leggere un libro secondo me da bambino è un bel modo di mettersi a dormire perché ti fa fare quel viaggio inconsapevole anche durante la notte».
D: Anche il teatro può aprire nuovi mondi. È contenta di essere tornata in scena con questo lavoro?
«Felicissima. Quando Ivan me l’ha proposto avevo tantissima paura riconoscendone la potenza e fino a oggi, il teatro, non è mai stata ‘la mia prima casa’, sono più un animale da set. Facendo questo spettacolo ogni sera, non solo ‘ti affezioni’ al palco, ma scopri aspetti nuovi così come le reazioni di chi guarda».
Ph cover Manuela Giusto
