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Artisticamente Magazine

Bulgari Hotel Roma: quando l’arte diventa parte dell’accoglienza

Bulgari Hotel Roma: quando l’arte diventa parte dell’accoglienza

Tempo di lettura: 13 minuti

 

«La casa perfetta è quella che ci arresta sulla soglia aperta intimiditi dal suo segreto umano e dalla sua bellezza architettonica», scriveva Gio Ponti nel 1957 in “Amate l’architettura. L’architettura è un cristallo”. Parole che tornano alla mente dopo aver vissuto l’esperienza del Bulgari Hotel Roma, quando si prova a ripercorrerla per trasferirla nero su bianco. Dietro un nome inevitabilmente legato all’idea di preziosità, ci si sorprende nel vedere quanto ci sia da scoprire. I luoghi, anche i più apparentemente mastodontici, possono farsi spazi da abitare.
Per trovare la propria casa nella città eterna in cui la Maison affonda le proprie radici ci sono voluti anni di ricerca: Silvio Ursini, vicepresidente esecutivo di Bulgari e ideatore di Bulgari Hotels & Resorts, ha raccontato come fossero state valutate diverse possibilità, persino una sontuosa cornice barocca, prima di individuare nell’ex palazzo Inps di Piazza Augusto Imperatore il luogo giusto. Progettato da Vittorio Ballio Morpurgo tra il 1936 e il ’38 e affacciato sul Mausoleo di Augusto, l’edificio è stato oggetto di un intervento di restauro seguito da Gennaro Farina con Studio Polis, che ne ha recuperato anche gli apparati decorativi originari, mentre il progetto contemporaneo è firmato da ACPV Architects, lo studio fondato dagli architetti Antonio Citterio e Patricia Viel.

Bulgari Hotel Roma
La facciata dell’hotel. Sullo sfondo, a destra, emergono i campanili gemelli della chiesa di San Giacomo in Augusta: epoche diverse di Roma finiscono così per convivere nello stesso sguardo

Ursini questa piazza, del resto, la conosceva bene: vicina agli uffici e alla storica boutique Bulgari in via Condotti, l’aveva attraversata innumerevoli volte. C’è una coincidenza che rende ancora più affascinante la scelta dell’edificio. Durante le ricerche sul progetto, Patricia Viel racconta che fu ritrovata una lettera nella quale Morpurgo aveva già ipotizzato per il palazzo una destinazione alberghiera.
«We wanted to stay away from the clichés of Romanness», ha spiegato l’architetta ad “Architectural Record”. Prima di varcare la soglia e a ogni passo, Bulgari Hotel Roma lo dimostra.

Oltre la soglia

Ad accogliere oggi nel vestibolo c’è il Busto colossale di Giove Serapide della Collezione Torlonia. Prima di lui, nello stesso spazio, c’era Augusto Imperatore. Le opere si alternano all’ingresso: nessuna Roma ricostruita o semplicemente evocata, ma una presenza antica e autentica che cambia nel tempo. Il bianco antico del marmo emerge tra profonde venature nere, il verde e l’arancio delle composizioni floreali interrompono il rigore dello spazio, mentre dall’alto la luce attraversa una cascata di vetri di Murano firmata Barovier&Toso. La monumentalità resta, ma perde qualsiasi distanza.

il Busto Colossale di Giove Serapide della Fondazione Torlonia

A ogni passo

Pochi gradini e Roma torna a mostrarsi sotto un’altra forma. Alla reception, tra le geometrie rigorose dei desk e il calore del legno, lo sguardo viene catturato da una grande riproduzione della Forma Urbis Romae di Rodolfo Lanciani, archeologo e topografo che alla fine dell’Ottocento lavorò a una monumentale cartografia della città mettendo in relazione la Roma antica con quella moderna.

E così, dopo averla incontrata fuori, nella piazza, e appena oltre la soglia attraverso l’antico autentico della Collezione Torlonia, la città ricompare su una carta, dove tempi diversi convivono nello stesso spazio. In prossimità degli ascensori, l’attenzione si sposta su ciò che il nome Bulgari rievoca immediatamente: i gioielli. Le vetrine, integrate nelle pareti scure, si accendono all’interno di tonalità calde tra l’arancio e il corallo; pochi pezzi, una luce controllata, quasi fossero sospesi nello spazio. Non occorre entrare in una sala ad hoc per incontrarli: fanno parte del percorso quotidiano dell’ospite.

Bulgari Hotel Roma

Sulla strada di casa

Usciti dall’ascensore, anche ai piani alcune immagini delle creazioni Bulgari, ma senza trasformare gli spazi in luoghi espositivi: più che mostrarsi, alimentano la curiosità.

Bulgari Hotel Roma

Così comincia il percorso verso la camera. Ci si può persino perdere, ma senza averne paura.

Bulgari Hotel Roma
corridoio al piano Bulgari Hotel Roma

I corridoi si susseguono discreti e, dopo poco, svolte e prospettive diventano familiari, fino a imparare quasi naturalmente la strada di casa. Ad aspettare alla fine del percorso c’è una porta importante, con tanto di spioncino, che ricorda più un portone di casa che l’ingresso di una camera d’hotel (dettaglio ben raccontato nel docufilm di ‘An Emperor’s Jewel‘ diretto da Andrea Rovetta). Varcarla significa oltrepassare un’altra soglia, questa volta più intima. All’interno, la geometria si addolcisce: forme circolari e curve ritornano nelle luci, negli specchi e negli arredi, accompagnate da una palette quieta che dalla stanza, dominata da tonalità calde e naturali, si fa più fredda e luminosa nel bagno.

Sulla scrivania, intanto, Roma ricompare in un’altra forma: dopo la monumentale Forma Urbis Romae di Lanciani incontrata alla reception, qui la città si riduce alle dimensioni di una mappa da prendere in mano, tra monumenti, luoghi della cultura e indirizzi da scoprire. Quasi un invito a uscire dall’hotel e continuare il viaggio…

Nel frattempo si fa strada anche il silenzio. Non soltanto quello che separa dalle camere vicine, ma anche la discrezione di un servizio che sembra riuscire ad agire senza farsi sentire. È una quiete della quale ci si accorge forse proprio perché, nel ritmo della città e nella quotidianità dei condomini, ne abbiamo quasi dimenticato il sapore. «Luxury is not just about things. It’s about space, silence, and privacy», ha affermato Patricia Viel ad “Architectural Record”. Dietro quella percezione c’è anche un lavoro tecnico: AcusticaStudio figura tra i consulenti del progetto, con serramenti e vetrate scelti ad hoc anche per le loro prestazioni in termini di isolamento acustico. Ma è soltanto facendone esperienza all’interno della propria stanza che se ne comprende davvero il risultato.

Il gusto dell’accoglienza

Il percorso riprende a tavola per un lunch presso Il Caffè. I toni caldi dell’ambiente, il marmo e le installazioni luminose bespoke di Barovier & Toso contribuiscono a creare un’atmosfera particolarmente piacevole. Accessibile anche dall’esterno, non a caso si trova al piano terra e, con il bel tempo, i tavolini del dehors sono gettonatissimi. La sensazione è quella di fare un viaggio quasi cinematografico, con un’attenzione alla persona d’altri tempi, ma senza manierismi. Non ci si sente mai a disagio e questo non è scontato, anche in strutture di altissimo profilo.

A contribuire alla sensazione di trovarsi, per il tempo che si sceglie di concedersi, in un’altra epoca sono anche dettagli che si scoprono guardandosi intorno. Sul bancone, ad esempio, c’è la Venus Bar, macchina da caffè d’epoca in ottone martellato prodotta da Victoria Arduino. La sua storia affonda le radici in quella delle monumentali macchine verticali con cui l’azienda, fondata nel 1905, ha accompagnato l’evoluzione dell’espresso italiano. La Venus Bar vera e propria nasce nella linea degli anni Sessanta e persino il nome sembra trovare qui una coincidenza perfetta: Venus è Venere, la dea romana il cui richiamo alla bellezza e all’armonia delle forme è all’origine del nome.

© Bulgari Hotel Roma

A tavola, anche le porcellane hanno un ‘vissuto’: realizzate appositamente da Ginori 1735 per Il Caffè Bulgari, richiamano la tradizione dei servizi creati per grandi alberghi e transatlantici negli anni Trenta. È su queste che arrivano la carbonara e le seppie grigliate con maionese di patata e limone che, per equilibrio dell’abbinamento, restano l’assaggio più interessante del pranzo. A chiudere, un tiramisù leggero, non eccessivamente dolce e senza quella nota d’uovo che talvolta finisce per prevalere.

A curare la proposta gastronomica del Caffè è lo chef abruzzese Niko Romito, che con la capitale ha un legame personale: la considera la sua seconda città, avendoci vissuto dalle scuole medie fino all’università. Un rapporto che passa anche attraverso il confronto con i piatti della tradizione locale, «riletti in modo contemporaneo, con un lavoro sulle cotture, le tecniche e le consistenze», come ha raccontato in interviste rilasciate a riviste di settore. Il Caffè, però, non è l’unico spazio dell’hotel affidato allo chef. Al quinto piano si trova Il Ristorante – Niko Romito, espressione più gastronomica del progetto sviluppato per Bulgari Hotels & Resorts e affacciato su Roma con una terrazza panoramica (ci riproponiamo di raccontarvi più approfonditamente quando ne avremo fatto esperienza).
Al Caffè si torna la mattina. L’aroma del caffè dà il buongiorno e si mescola a quello di un piatto fumante. Sì, perché accanto alla colazione italiana si può optare anche per quella cinese o araba, tutto servito al tavolo con grande premura. Questo momento diventa una coccola da concedersi rispetto ai ritmi quotidiani del caffè preso al volo: si dialoga con la persona con cui si condivide il soggiorno, ma anche con il personale di sala. Ed è proprio da una di queste conversazioni che si scopre un dettaglio tutt’altro che secondario: la carta della colazione resta disponibile dalle 7 alle 23, una scelta pensata anche per andare incontro a chi arriva da fusi orari e abitudini differenti. Si riscopre così il rito della colazione.

E poi c’è la Bomba di Niko Romito: è all’assaggio che si capisce quanto possa essere diversa dalle bombe alla crema provate fino a quel momento. Dietro quella leggerezza, che quasi contraddice il nome, c’è in realtà un lungo lavoro di ricerca: la ricetta nasce da un dolce della pasticceria di famiglia a Rivisondoli, poi ripensato dallo chef attraverso lo studio dell’impasto, una lunga lievitazione e una frittura delicata in olio di girasole alto oleico. L’impasto, inoltre, non contiene grassi di origine animale. Una bomba molto più esplosiva nel gusto che nel peso.

Bomba di Niko Romito

Il tempo dell’acqua

Entrando nella Spa, l’impressione è che qualcosa di già incontrato lungo il viaggio torni sotto un’altra forma: l’acqua. Una natatio di 20 metri in cui mosaici, marmi e riflessi sembrano moltiplicare lo spazio.

© Bulgari Hotel Roma

I mosaici Bisazza riprendono motivi delle Terme di Caracalla e rivelano una corrispondenza affascinante: quelle stesse geometrie hanno ispirato anche la collezione Divas’ Dream della maison. È soprattutto il motivo a ventaglio a rendere visibile questo dialogo: dalla decorazione dell’antica Roma è passato al linguaggio del gioiello e torna qui, ingrandito, sulle pareti lambite dall’acqua.

Al centro della vasca sorgono otto colonne rivestite in marmo arabescato scanalato. La piscina è alimentata da due cannelle in bronzo, realizzate con la tecnica della fusione a cera persa, utilizzata già nell’antichità per la statuaria in bronzo. Ancora una volta si avverte come tutto sia sapientemente e sottilmente collegato: le due bocche da cui sgorga l’acqua riprendono infatti quelle della fontana disegnata da Vittorio Ballio Morpurgo sulla facciata dell’edificio (gli originali sono stati rilevati attraverso una scansione tridimensionale per ricavarne i modelli delle repliche). Passato e presente finiscono così per comunicare. Quasi una voce che dall’esterno continua a raccontare la storia del luogo anche all’interno.

Bulgari Hotel Roma
facciata © Bulgari Hotel Roma

Sopra la fontana resta l’iscrizione latina di epoca fascista che, legata alla trasformazione di Piazza Augusto Imperatore, si apre evocando il luogo in cui «aleggiano nell’aria i Mani di Augusto».
All’interno della Spa, legno e onice scaldano l’atmosfera e attraverso l’accoglienza del personale emerge un’altra particolarità: sauna, bagno di vapore e cascata di ghiaccio seguono due percorsi distinti, uno femminile e uno maschile, mentre la piscina resta uno spazio condiviso.

© Bulgari Hotel Roma

Una scelta che, in un luogo frequentato da persone provenienti da ogni parte del mondo, fa pensare anche al rispetto per varie sensibilità culturali e religiose.

Abitare la curiosità

Ci sono spazi che invitano a fermarsi e altri che accendono la curiosità. Nella Private Lounge del Bulgari Hotel Roma accadono entrambe le cose. Lo sguardo finisce inevitabilmente per scorrere lungo le librerie, indugiando sui titoli impressi sui dorsi, per poi spostarsi sugli oggetti e sui dettagli di design disseminati nell’ambiente. Tra questi, impossibile non soffermarsi sui vasi disegnati da Gio Ponti per Richard Ginori tra gli anni Venti e Trenta, quando ne fu direttore artistico. Di fronte a scaffali del genere è difficile resistere alla tentazione di fantasticare su come starebbero nel salotto di casa, salvo poi fare rapidamente i conti con la vita vera. In fondo, è anche questo il senso di una parentesi lontano dalla quotidianità: abitare, seppure per poco, una realtà diversa dalla propria.

© Bulgari Hotel Roma

L’interesse per i libri, però, non si esaurisce nella Private Lounge. Al piano terra, la Biblioteca permette di approfondire la Città Eterna da un’altra prospettiva. Arte, architettura, cinema, design, letteratura: basta scorrere i titoli per accorgersi che la capitale viene osservata da angolazioni differenti. Tra questi c’è anche Pasolini, che di Roma ha raccontato contraddizioni, trasformazioni e margini e che in “Poesia in forma di rosa” scriveva: «Io sono una forza del Passato. Solo nella tradizione è il mio amore».

A dare forma a questo racconto contribuiscono le librerie Infinito, progettate da Franco Albini nel 1956: un sistema modulare dalla struttura essenziale e leggera, nel quale i libri rimangono protagonisti dello spazio e non soltanto ‘oggetti’ da osservare. La collezione è consultabile e la Biblioteca può essere aperta su richiesta anche al pubblico, oltre a essere messa a disposizione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Via Ripetta.

alcuni volumi all’interno della biblioteca, tra cui “Il corpo poetico” di Pier Paolo Pasolini

I libri non sono gli unici a solleticare curiosità. In fondo alla prospettiva compare l’Angelo di Gio Ponti, un bozzetto che, secondo Silvio Ursini, potrebbe essere stato realizzato per un’opera teatrale. La sua presenza, peraltro, potrebbe essere temporanea: l’opera fa parte della collezione di Gio Ponti riunita negli anni da Bulgari Hotels & Resorts e sarebbe destinata a raggiungere in futuro un’altra struttura del gruppo. Un’arte, dunque, che non rimane necessariamente immobile nel luogo che la ospita, ma continua a viaggiare e ad abitare vari spazi.

Pizza Bar: il piacere della condivisione

L’ultima tappa porta in terrazza, al Pizza Bar curato da Pier Daniele Seu. Romano, classe 1987, porta qui la sua personale idea di pizza contemporanea all’interno di un progetto che non appartiene soltanto a questa sede, ma viaggia tra diversi Bulgari Hotels nel mondo. A cambiare, di volta in volta, è anche il contesto in cui viene vissuta. A Roma Seu gioca in casa: la sua pizza incontra una terrazza affacciata sulla città, con Piazza Augusto Imperatore sotto gli occhi e la capitale ad accompagnare la serata dall’alto.
La particolarità del Pizza Bar si coglie già nel modo in cui la pizza arriva a tavola: su un’alzatina, al centro, pensata per essere condivisa in coppia o tra amici. Una formula che invita ad assaggiarne più di una, merito anche della leggerezza quasi disarmante dell’impasto. Una sensazione ben fondata: quello signature di Seu nasce da circa 30 ore di maturazione controllata, che contribuiscono a conferirgli una struttura leggera e alveolata, nonostante il cornicione pronunciato.
Intanto il sole comincia a scendere e la terrazza cambia lentamente luce. I colori del tramonto finiscono per mescolarsi a quelli dei cocktail, che diventano parte del percorso gastronomico. Il personale, entrando in ascolto e dialogando, suggerisce gli abbinamenti con le pizze partendo dai gusti di chi ha di fronte.

Bulgari Hotel Roma Pizza bar

Come entrée, mazzancolle fritte con maionese al limone, delicatissime.

Arriva la Variazione di zucchine: crema e zucchine arrostite, provola, fiori di zucca, scapece, parmigiano e menta. Una costruzione che lavora sullo stesso ingrediente cambiandone consistenze e intensità, senza perdere quella riconoscibilità della materia prima che torna nell’intera proposta.

Variazione di zucchine

Ma c’è una proposta che continua a rimanere in testa: la Cocktail di gamberi. San Marzano, bisque di gamberi, tartare di mazzancolla del Vallo, crema di lattuga arrostita, salsa rosa, baby leaves e polvere di olive Taggiasche compongono un insieme articolato, che non sacrifica però la riconoscibilità della materia prima. Nell’ottica di concedersi tempo e nuovi assaggi, la tentazione, alla fine, ha la meglio e assaporando si ha la conferma: ingredienti e consistenze continuano a cambiare a ogni boccone, tra la sapidità della bisque, la delicatezza della mazzancolla, la componente più avvolgente della salsa rosa e quella vegetale della lattuga arrostita. Il richiamo al cocktail di gamberi resta evidente, ma Seu lo scompone e lo ricostruisce sulla pizza, trasformando un sapore familiare in qualcosa di decisamente meno prevedibile. Un’esplosione di gusto, sì, ma costruita sull’equilibrio.

Cocktail di Gamberi

Il servizio non diventa mai rigido. Resta attento e preciso, senza assumere quell’impostazione, persino nella postura, che rischia talvolta di trasformare il lusso in distanza. Una domanda sui cocktail dà il là perché il consiglio diventi conversazione e affiori la passione di chi racconta. Un clima capace di mettere a proprio agio anche chi, normalmente, sarebbe meno incline ad attaccare bottone.

Pochi gradini e si sale ancora, raggiungendo il rooftop. L’altalena circolare con la scritta Bvlgari sembra quasi una cornice sospesa sulla città, prima ancora che lo sguardo cominci a riconoscerla.

Tra pergolati e vegetazione, lo spazio invita a fermarsi, magari per un aperitivo o per prolungare la serata, dopo cena, con un drink. Un’esperienza che, così come quella del Pizza Bar, non è riservata a chi soggiorna in hotel, ma è accessibile anche dall’esterno.
Roma, intanto, si lascia scoprire un’inquadratura alla volta: la cupola di San Pietro tra le fronde, Trinità dei Monti incorniciata dal verde e, molto più vicino, il Mausoleo di Augusto. Il progetto riprende elementi già incontrati lungo il percorso: il pavimento in opus spicatum, i pergolati, la vegetazione e oltre duecento vasi smaltati compongono un paesaggio ispirato ai giardini delle antiche ville romane.

Prima di ripartire, resta ancora una preziosa scoperta. Al piano terra, Bvlgari Dolci offre la possibilità di portare con sé qualcosa di ciò che si è vissuto.
Qui si trovano le ‘gemme’ di cioccolato Bvlgari, la cui produzione è curata al maître chocolatier Gianluca Fusto, dal 2020 coordinatore e creatore delle nuove ricette de Il Cioccolato. Realizzate artigianalmente e costruite attraverso accostamenti ricercati, anche nella presentazione conservano un legame con il mondo della maison. La confezione che le custodisce partecipa allo stesso racconto: una volta aperta, ricorda uno scrigno per gioielli.

© Bulgari Hotel Roma

Accanto, le proposte della Pasticceria di Niko Romito prolungano fuori dall’hotel una parte dell’esperienza gastronomica.
Sulle pareti affiora un altro strato del racconto, quello legato alle origini di Bulgari. Il mosaico riproduce la storica insegna di via Condotti 10: “Argenteria”, “Gioielleria Artistica”, “Oggetti d’Arte e Antiquariato”, “Oggetti rari”, fino a quel “Casa fondata nel 1884”: una memoria delle origini che entra a far parte dello spazio contemporaneo.

La cura prosegue fin dentro i dettagli più privati della camera abitata. Nel mobile bar, le proposte di Niko Romito convivono con cioccolato di alta qualità e porcellane Ginori: una piccola coccola riservata agli ospiti, in cui si ritrovano alcuni dei fili incontrati durante il soggiorno.

Al Bulgari Hotel Roma l’arte non sembra essere stata pensata per essere semplicemente osservata. È stata inserita nel gesto dell’accoglienza: nei libri che si possono consultare, negli oggetti che si possono abitare con lo sguardo, nella luce che accompagna gli ambienti, nell’acqua che ne moltiplica i riflessi, nel piacere della tavola, fino al silenzio custodito di una camera.

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