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Artisticamente Magazine

“Coro degli amanti” al Piccolo Teatro di Milano. Tiago Rodrigues: «L’amore non si vive soltanto, si negozia»

“Coro degli amanti” al Piccolo Teatro di Milano. Tiago Rodrigues: «L’amore non si vive soltanto, si negozia»

Tempo di lettura: 6 minuti

 

Il tempo dell’amore, quello della vita e quello del teatro. Tiago Rodrigues inaugura la stagione dell’80esimo del Piccolo Teatro di Milano con “CORO DEGLI AMANTI”, in scena al Teatro Grassi dal 29 settembre al 18 ottobre 2026 con Isabella Ragonese e Francesco Alberici. Prima assoluta della versione italiana, lo spettacolo segna anche la prima regia in lingua italiana realizzata dall’autore e direttore del Festival d’Avignon per il Piccolo, di cui è artista associato.
Quella di “Coro degli amanti” è una storia che accompagna Rodrigues da vent’anni, tanti quanti ne sono trascorsi dalla nascita del suo primo testo per il teatro. Nel suo approdo milanese incontra inevitabilmente un’altra storia, quella di un teatro che si prepara a celebrare gli 80 anni dalla fondazione continuando a interrogarsi sulla propria identità europea. Lanfranco Li Cauli, direttore generale del Piccolo Teatro di Milano, parla del piacere di ritrovare durante le prove Rodrigues e la sua collaboratrice artistica Magda Bizarro anzitutto come «due persone del teatro», sottolineando la componente umana e teatrale.
A questa dimensione si affianca la prospettiva indicata dal direttore artistico Claudio Longhi, che riconduce la presenza di Rodrigues alla vocazione di Teatro d’Europa iscritta nella storia del Piccolo e alla comune idea di teatro come servizio pubblico che animò esperienze pressoché coeve: quella milanese di Paolo Grassi e Giorgio Strehler e quella avignonese di Jean Vilar. Il Festival d’Avignon, di cui Rodrigues è direttore, nasce infatti nel 1947, lo stesso anno del Piccolo.

Dal dialogo al coro: amore, identificazione e distanza

Al centro dello spettacolo c’è una coppia raccontata attraverso una forma che scardina il dialogo tradizionale. I due interpreti parlano in larga parte simultaneamente: possono pronunciare le stesse parole, divergere, ricordare diversamente. Il coro diventa così la forma attraverso cui osservare ciò che unisce due persone e ciò che continua a separarle.
Claudio Longhi: «Credo sia un’intuizione drammaturgica straordinaria quella di ribaltare il dialogo, normalmente utilizzato come strumento per raccontare il rapporto di coppia, in un coro, che è uno strumento forse ancora più utile per raccontare il principio di identificazione e di distanza che regola il rapporto di coppia».
Quei «frammenti di discorso amoroso» diventano per Longhi anche una riflessione sul tempo: il rapporto con il futuro e con la fine, il tempo privato e quello pubblico. Un legame diretto con quel ‘gioco del tempo’ che il direttore artistico definisce la «stella polare» della stagione.

coro degli amanti

Tiago Rodrigues e il Piccolo Teatro, una storia iniziata con Strehler

Per Rodrigues arrivare al Piccolo significa ritrovare un luogo che appartiene alla propria formazione teatrale molto prima di averlo frequentato fisicamente. Il rapporto risale agli anni da studente a Lisbona, quando, attraverso una videocassetta, incontrò l’“Arlecchino servitore di due padroni” di Giorgio Strehler, che ha studiato e ristudiato. Il ricordo si lega a un momento tutt’altro che rassicurante: alla fine del primo anno diversi professori gli consigliarono di abbandonare il teatro. Quell’esperienza produsse l’effetto opposto e contribuì alla decisione di continuare.
Trovarsi al Piccolo molti anni dopo porta con sé anche questa memoria, ma il valore che Rodrigues attribuisce alla collaborazione non si esaurisce nella propria biografia. Da direttore del Festival d’Avignon riconosce nel Piccolo una storia affine e affida al teatro europeo una funzione che guarda soprattutto a ciò che deve ancora accadere.
Tiago Rodrigues: «Il teatro è uno spazio di incontro, di ospitalità, di inviti, di viaggi, di traduzioni. Non siamo chiamati soltanto a proteggere e preservare gli 80 anni del passato, ma a sognare gli 80 anni futuri di questo teatro. Un teatro che non è più eurocentrico, ma che a partire dall’Europa si apre al mondo intero, da un’Europa che è anche un’Europa di futuro e di ospitalità». Qui la prospettiva personale e quella istituzionale finiscono per incontrarsi: il Piccolo diventa uno dei luoghi nei quali Rodrigues immagina che quella stessa idea di teatro possa continuare a trasformarsi.

“Coro degli amanti”: vent’anni di scrittura senza correggere il passato

La stessa genesi di “Coro degli amanti” attraversa quasi vent’anni della vita e del percorso artistico di Rodrigues. Ne scrisse la prima parte nel 2006, all’inizio del proprio percorso come autore teatrale, proseguendo nel 2007 con altre due ‘canzoni’. Nel 2020, mentre si trovava al Théâtre des Bouffes du Nord di Parigi con altri suoi lavori, gli venne proposto di realizzare una lettura e scelse proprio quel primo testo, all’epoca non ancora tradotto in francese. Preparandolo con due interpreti francesi si accorse che la storia della coppia poteva continuare.
La ripresa della scrittura diventa anche un incontro con se stesso. Nel 2021 Rodrigues descrive la possibilità di collaborare con il giovane autore che era stato nel 2006: non correggerlo alla luce dell’esperienza acquisita, ma accettare ciò che aveva scritto e metterlo in relazione con la persona e l’artista diventati nel frattempo.

A distanza di vent’anni, il giudizio sul proprio lavoro giovanile è meno scontato di quanto potrebbe sembrare.
Tiago Rodrigues: «Ho deciso di non cambiare nulla per una questione di principio. Devo collaborare con ciò che ho fatto ed è questo dialogo che mi interessa. Essere in grado di vivere con i propri errori, come artista, è molto interessante. L’esperienza mi ha permesso di articolare meglio, so meglio ciò che sto facendo, ma non sono sicuro che quello che scrivo sia migliore di ciò che ho scritto quando avevo venticinque o ventisei anni».
A essere mutate sono piuttosto alcune delle sue preoccupazioni. Il rapporto con l’ecologia, la natura, gli esseri viventi e gli animali emerge nella parte scritta più tardi; la metrica e la forma permettono alle diverse età dell’autore di convivere senza che quella più recente cancelli la precedente.

Isabella Ragonese e Francesco Alberici: gli attori completano il testo

La versione italiana aggiunge un altro passaggio a questa storia. La particolare struttura di “Coro degli amanti”, fondata sulla simultaneità delle voci, rende i sovratitoli un filtro difficilmente compatibile con l’esperienza dello spettacolo. Da questa difficoltà è nata per Rodrigues la possibilità di far viaggiare l’opera in un altro modo: lavorare con interpreti del luogo e nella loro lingua, trasformando ogni nuova versione in qualcosa che sta fra la ripresa di uno spettacolo esistente e una nuova creazione.
In questo processo Isabella Ragonese e Francesco Alberici non sono semplicemente gli interpreti italiani di ruoli già definiti. Rodrigues mette al centro le persone prima della tecnica e attribuisce agli attori una responsabilità decisiva nella costruzione del significato.
Tiago Rodrigues: «A me interessano le persone perché l’attore e l’attrice portano il proprio vissuto, il loro rapporto con il testo e il loro modo di vedere l’amore, il tempo, la speranza e il cambiamento. Sono gli attori, in verità, che completano il testo. Noi scriviamo, ma il senso viene completato dagli attori, che portano la loro esperienza di amore, speranza e cambiamento. Non si tratta soltanto di portare il testo in un’altra lingua: importa portare in scena quelle due persone e la loro esperienza».
Il cambiamento non dipende soltanto dalla nazionalità o dalla lingua, ma da chi sono Ragonese e Alberici, dalla relazione che stabiliscono con le parole e da ciò che portano personalmente nel lavoro. La scelta degli interpreti nasce da un rapporto di fiducia con il Piccolo e con Claudio Longhi: quando lavora in un Paese che conosce meno, Rodrigues racconta di affidarsi a quelli che considera dei «complici», persone capaci di comprendere il suo lavoro e di creare gli incontri giusti. Con Ragonese e Alberici, dopo il percorso condiviso, parla ormai della sensazione di appartenere alla stessa «famiglia di teatro».

Tiago Rodrigues: «L’amore non si vive soltanto, si negozia»

Resta l’amore, naturalmente, ma Rodrigues rifiuta di ridurre lo spettacolo a una definizione univoca. Alla domanda su quale idea d’amore emerga dal testo, mette in discussione la premessa stessa: “Coro degli amanti” non nasce per sostenere una tesi su come si debba amare.
Tiago Rodrigues: «Non so perché lo spettacolo dovrebbe difendere una definizione o un’idea di amore. Se invece mi chiedete, ora che lo spettacolo esiste, quale idea di amore contenga, ce ne sono diverse, ma una è veramente importante: l’amore come negoziazione. L’amore non si vive soltanto, l’amore si negozia. Il termine “negoziare” per me è molto nobile: mio nonno vendeva formaggi». La battuta alleggerisce una risposta che evita qualsiasi immagine normativa della coppia. Rodrigues rivendica anzi i limiti della propria esperienza e la necessità che il teatro renda possibile l’accesso agli strumenti del racconto anche a chi appartiene a gruppi storicamente marginalizzati. Il suo spettacolo può condividere una storia singolare, non stabilire che l’amore abbia una sola forma.

Piergaetano Marchetti: «Andare a teatro è un atto di militanza per l’Europa»

La riflessione si allarga dal rapporto fra due persone alla funzione stessa del teatro. Piergaetano Marchetti, presidente del Piccolo Teatro di Milano, raccoglie alcuni dei temi attraversati dall’incontro e insiste sulla ricchezza della diversità, delle lingue e dei ruoli.
Piergaetano Marchetti: «Vivere in teatro, andare a teatro, non è impiego del tempo libero: è un atto di militanza per l’Europa».
Nelle sue parole è un’Europa rivolta all’avvenire e alla progettazione, capace di riconoscere nella molteplicità una ricchezza. Il teatro diventa uno dei luoghi nei quali quell’idea può essere praticata attraverso la compresenza di lingue, provenienze ed esperienze differenti.
Il filo torna così al valore simbolico che Rodrigues attribuisce al proprio arrivo in un teatro conosciuto da studente attraverso una videocassetta. Vi approda con un testo nato vent’anni fa, continuato nel tempo e trasformato dall’incontro con lingue, luoghi e interpreti differenti. La storia personale dell’autore incrocia quella del Piccolo proprio mentre il teatro entra nella stagione dei suoi 80 anni: due tempi diversi che, per usare la forma stessa di “Coro degli amanti”, finiscono per parlare insieme.

Ph cover Masiar Pasquali

Riassumendo

“Coro degli amanti” dal 29 settembre al 18 ottobre al Piccolo Teatro Grassi di Milano.

DURATA: 60′

ORARI: lunedì riposo; martedì, giovedì e sabato h 19:30; mercoledì e venerdì h 20:30; domenica h 16.

PREZZI: platea 42€; balconata 34€.

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