
“MIRANDOLINA” di Marina Carr: una rilettura della Locandiera di Goldoni
“MIRANDOLINA” di Marina Carr e la regia di Caitríona McLaughlin si ispira alla storia goldoniana della Locandiera portandola ai giorni nostri in una bettola di Dublino. Nel ruolo della protagonista Gaja Masciale, con una forte esperienza teatrale e distintasi anche su piccolo e grande schermo, tra cui “Duse” di Pietro Marcello. Con lei in scena Alex Cendron, Denis Fasolo, Riccardo Gamba, Margherita Mannino, Giancarlo Previati, Massimo Scola, Andrea Tich, Sandra Toffolatti.
Esamina la vita di una giovane donna smarrita e degli ammiratori e predatori che la circondano. In questo clima, le giovani donne non sono mai state così in pericolo o in balia delle bugie che vengono loro propinate su ogni aspetto del loro essere.
È una pièce sulla paura, la paura femminile e sul prezzo che viene estorto a queste ragazze che osano reagire. Una scrittura potente e asciutta che indaga l’animo umano senza lasciare scampo, creando connessioni tra epoche (il ‘700 goldoniano e il presente) e culture (quella italiana e quella irlandese).
Mirandolina: note di regia
Sono cresciuta sulla costa nord-occidentale dell’Irlanda, in una piccola città affacciata sul bordo d’Europa — un luogo in cui le lezioni dei miei antenati vengono portate dal vento, dalla spuma del mare e dalle storie che raccontiamo. Quell’eredità è custodita nelle rocce e nelle pietre sotto i nostri piedi, nella tenacia della nostra gente. È una parte d’Irlanda economicamente povera, selvaggia e piovosa, dove gli edifici raramente resistono al passare del tempo, ma dove le tradizioni orali, la musica e le storie sopravvivono.
Camminando per Treviso, posando la mano su edifici secolari e locande che sono sopravvissute a guerre, alluvioni e al tempo stesso, percepisco lo splendore dell’ingegno umano che risale a Goldoni e oltre. È qui, in strade come queste, che Carlo Goldoni scrisse La locandiera nel 1753, dando vita a Mirandolina — una donna spiritosa, autonoma e brillante, che attraversa un mondo dominato dagli uomini affermando la propria indipendenza. La commedia di Goldoni celebra l’intelligenza e l’autonomia, mentre rivela silenziosamente la misoginia e la fragilità dell’autorità maschile. Scriveva ciò che vedeva accadere intorno a lui. Sono certa che il talento duraturo di Goldoni sia rimasto nel nostro canone proprio perché il suo lavoro parlava di tutti noi: persone comuni, vita quotidiana, osservazione sociale. Usando la sua comprensione della comicità per attirare il pubblico, gli toglieva la maschera, esponendolo a sé stesso con tutte le proprie debolezze, difetti e idiosincrasie, preparando così il terreno per il Verismo e il realismo sociale italiano del Novecento.
Più di un secolo e mezzo dopo, nel 1910, Lady Augusta Gregory, cofondatrice del Teatro Nazionale d’Irlanda, l’Abbey Theatre, portò Mirandolina al pubblico irlandese. L’adattamento di Gregory fu molto più di una traduzione: selezionò e modellò i classici europei per metterli «in chiave delle nostre commedie di campagna», rendendoli vivi per attori e spettatori irlandesi. Aveva compreso che il teatro poteva introdurre nuove idee, riflettere la società e mettere in discussione le percezioni — il tutto intrattenendo.
In questa produzione Marina Carr dà vita a Mirandolina con la sua inconfondibile intensità e profondità di sguardo. Il suo lavoro di drammaturga è sempre stato impavido, esplorando la complessità delle vite delle donne, i loro desideri e i rischi che affrontano nel rivendicare la propria autonomia. Qui colloca Mirandolina in un ristorante italiano a Dublino, mettendo in luce come fascino, arguzia e resilienza restino strumenti necessari per le donne in un mondo ancora colmo di pericoli e disuguaglianze.
Ph cover Serena Serrani
Riassumendo
“Mirandolina” presso l’Elfo Puccini di Milano dal 10 al 15 marzo 2026.
DURATA: 165’ con intervallo
ORARI: martedì e venerdì h 19:30; mercoledì, giovedì e sabato h 20:30; domenica h 16
PREZZI: intero dai 38€ ai 34€; under25 15€; over65 23€; online da 16,50€
