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Artisticamente Magazine

Le voci di Dante nelle chiese di Lombardia con Toni Servillo, la conferenza stampa

Le voci di Dante nelle chiese di Lombardia con Toni Servillo, la conferenza stampa

Tempo di lettura: 8 minuti

 

“LE VOCI DI DANTE” NELLE CHIESE DELLA LOMBARDIA con Toni Servillo è un progetto (realizzato dal Piccolo Teatro di Milano con il prezioso sostegno di Fondazione Monte di Lombardia) che merita di essere seguito, accogliendo l’invito dello stesso artista nel vivere l’esperienza teatrale partecipando in prima persona. Dalla Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, a Pavia, comincia, venerdì 7 novembre, il viaggio dantesco per poi riprendere il filo a maggio 2026.

Dante nostro contemporaneo di Giuseppe Montesano

Ha ancora senso leggere e ascoltare poesia, e una poesia che risale a sette secoli fa, in questo tempo in cui la violenza erompe a ogni ora che passa dal sottosuolo e rischia di incendiare l’esistenza? Prima di dar vita alla voce che dice e grida e sussurra “Le voci di Dante” ci siamo fatti a lungo questa domanda, senza fare sconti né all’arte della poesia né alla bellezza che la poesia porta con sé, e la risposta non è stata sì la poesia ha ancora senso, ma è stata sì perché nel nostro tempo la poesia ha più senso che mai.
Perché la poesia ci mette in contatto con quel mondo segreto che ci insegna come trasformare la violenza nel suo contrario, e lo fa attraverso l’emozione che nutre il pensiero: per questo abbiamo deciso di scrivere e dire in pubblico “Le voci di Dante”, uno spettacolo che abolisce la spettacolarità e al centro del quale c’è il miracolo poetico che è la “Commedia”. E poi, a un certo punto, abbiamo sognato che “Le voci di Dante” trovasse un suo luogo speciale nelle chiese e nelle cattedrali, queste voci di pietra e ascesa del corpo e della mente che i secoli ci hanno lasciato come vie per un mondo diverso da questo, un mondo fatto come un giardino di vita e non come un luogo di pena e di morte: e ora il sogno si realizza. Forse oggi gli antichi luoghi del cristianesimo possono portare in sé una vita nuova, una voce che parli ai credenti e ai non credenti, che parli a quelli che non si illudono di conoscere la verità ma la cercano, con pazienza, con ostinazione, con desiderio, e la cercano in mezzo ai deserti di insensatezza che crescono. Ma proprio in questo tempo difficile e contraddittorio le chiese possono essere luoghi in cui si trova una protezione attiva e aperta a tutti, luoghi dove «la storia raccontata da un idiota, traboccante di chiacchiera e furore, e che non vuole dir nulla, rimane fuori» (una citazione che si riferisce alla famosa battuta finale del “Macbeth” di Shakespeare, nda).
E nelle chiese possono sorgere le voci della poesia, che si oppongono alla chiacchiera della propaganda che chiama bello il brutto e brutto il bello, male il bene e bene il male, falso il vero e vero il falso. Nelle tempeste della storia molti luoghi di culto accolsero chi cercava scampo alle mattanze: senza chiedere passaporti e certificati di buona condotta, senza scegliere il colore della pelle, senza sottilizzare fra credenti in un Dio o in un altro, senza fare distinzioni di ricchezza o di povertà, e se mai aprendo di più e con più gioia le porte agli ultimi della terra. Quale luogo migliore allora, in mezzo alle tempeste che l’incubo della storia scatena, per ascoltare la voce appassionata e intransigente di Dante everyman? Lui che nel divino poema unì Oriente e Occidente e si ispirò alla bellezza e alla verità da qualsiasi parte venissero, lui che guardò dietro di sé per recuperare ciò che aveva fatto di meglio il passato ma che sognò il futuro come un viaggio rischioso e necessario verso l’ignoto, lui che riuscì nell’ultimissimo verso del suo poema a evocare la disarmata potenza che chiamò «l’amor che move il sole e l’altre stelle» (Paradiso, XXXIII, v. 145). Non è per i perfetti che credono di sapere e di avere tutto che è scritta la “Commedia, e non è scritta nemmeno per gli ignavi che guardano sempre da un’altra parte, e nemmeno è scritta per chi ha perso il ben dell’intelletto insieme all’umana pietà: ma è scritta per te, per me, per noi, per quelli che sono imperfetti ma cercano ciò che manca, che smarriscono la via ma continuano a chiedere che ci sia sulla terra una maniera di essere uomini, non distruttori. Come il divino poema di Dante, il nostro presente è all’incrocio tra ciò che è stato irreversibilmente e ciò che invece potrebbe essere diversamente: e non ha forse un significato particolare che alcune chiese aprano le porte a questa poesia? Le chiese dove i secoli hanno accumulato la storia ma che indicano una via di uscita dalla storia come incubo? Le chiese che vollero essere luoghi di bellezza sapendo che la luce della bellezza è inseparabile dalla giustizia e dal bene? Un grande poeta ha scritto che «un uomo può stare tre giorni senza pane, ma neanche un giorno senza poesia» (Baudelaire, nda): e certo non si stava prendendo gioco di coloro a cui il pane manca perché gli viene tolto di bocca! Semplicemente quel poeta sapeva che la vita vera è sempre altrove, e che senza quella vita i giorni sono una morte precoce. Le parole della poesia non sono una fuga dalla realtà, e meno che mai lo sono quelle di Dante che fondarono la lingua italiana sette secoli fa: la poesia sa parlare di ciò che è stupore e dolcezza ma senza dimenticare l’orrore, la poesia sa che c’è un vento che ispira chi rimane vigile e che quel vento soffia dove vuole, la poesia sa che bisogna attraversare in corpo e anima gli inferni se si vuole arrivare a un paradiso. La poesia indica la via: tocca a noi metterci in cammino per uscire dalla selva oscura e riveder le stelle.

Le voci di Dante nelle chiese di Lombardia: la conferenza stampa

Lanfranco Li Cauli (direttore generale Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa): «Poco meno di un anno fa, quando ho iniziato questa straordinaria avventura insieme a Claudio Longhi, uno dei primi appuntamenti che ho avuto è stato proprio insieme a Toni Servillo in cui ricordo che Toni mi parlò di questa idea, profonda e complessa, del poter portare la voce di Dante in diverse chiese».
Claudio Longhi (direttore artistico Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa): «Il progetto attraverso questa declinazione segna, dal mio punto di vista, un ulteriore scatto in avanti rispetto al viaggio che Toni Servillo sta portando avanti in questi anni intorno alla pratica teatrale. Con uno spettacolo – non so se neanche se sia proprio usare la parola spettacolo – com’è “Le voci di Dante” in tandem anche con “Tre modi per non morire”, Servillo ci ha portato a riflettere sulla possibilità di andare oltre la dimensione della rappresentazione e di ricercare nella parola il punto di contatto tra l’attore e la comunità, recuperando questa dimensione genuinamente comunitaria della pratica teatrale.
Questa esperienza ritorna a esplicitare quella dimensione rituale che è all’origine della pratica teatrale andando a collocarsi proprio sul crinale labilissimo tra la pratica puramente estetica e il rito sacro e portandoci a interrogare su quello che è l’essenza del teatro nel suo rapporto con la comunità».

Le voci di Dante nelle chiese di Lombardia
“Tre modi per non morire” – Ph Masiar Pasquali

Toni Servillo: «Questa idea si è nutrita di due esperienze. La prima è che ormai sono quasi tre stagioni teatrali che con il Piccolo portiamo in giro in Europa (tra le città Madrid, Praga, Parigi, Barcellona, Atene) “Le voci di Dante” o “Tre modi per non morire” nei teatri e abbiamo riscosso uno straordinario impatto. Il critico letterario di origini milanesi Giuseppe Pontiggia sosteneva che non bisognava domandarsi tanto quanto fossero attuali i classici, ma quanto fossimo noi attuali nei confronti dei classici ed è esattamente ciò che sottende l’operazione che con Montesano abbiamo avviato da qualche anno nei confronti di Baudelaire, Dante e i Greci o solo di Baudelaire come in questa circostanza. All’origine di “Tre modi per non morire” c’è questo desiderio di restituire al teatro una cerimonia di relazione diretta tra l’attore e il pubblico, abolendo la dimensione dello spettacolo di cui siamo anche vittime perché tutto ciò che ci circonda sembra essere spettacolo. I servizi giornalistici sulle tragedie che stiamo vivendo come le guerre sono condite da musiche che tendono a moltiplicare l’effetto emotivo e a renderlo quasi innocuo nella dimensione spettacolare come se non ci riguardasse. Il teatro è esattamente il contrario. Il teatro convoca una comunità viva che si mette a confronto con gli attori vivi ponendo delle domande nella nuda loro essenzialità.
Naturalmente mi carico di una lettura interpretativa però ponendo al centro il valore nudo della parola. E qui arriva il l’altro elemento che ha partorito l’esperienza nelle chiese. Sono stato chiamato dall’ERT a recitare “Le voci di Dante” nel meraviglioso Duomo di Modena, in occasione delle celebrazioni del Duomo come monumento UNESCO. Il Duomo di Modena ha delle caratteristiche che avvicinano molto dal punto di vista architettonico e artistico Dante al luogo stesso perché è coevo. Non si sa se Dante ci sia mai stato, ma alcuni sostengono che alcune immagini dell’inferno siano mutuate direttamente da alcuni bassorilievi presenti, che sono stati o visti direttamente o raccontati. È stata talmente forte l’emozione di recitare Montesano e Dante, che non sono naturalmente equiparabili, ma il testo di Montesano offre una possibilità di entrare nella dimensione del pensiero dantesco in maniera critica, ma affidando questa critica all’interpretazione di un attore che avvicina la dimensione inquieta ed elettrica di Dante e lo sottrae alla dimensione polverosa o accademica, rendendolo così un nostro contemporaneo. Le due serate al Duomo di Modena hanno prodotto in me un’emozione molto forte condivisa con il pubblico.
Facendo un esempio concreto… Tenere insieme in un luogo di culto a distanza molto ravvicinata l’esempio laico di un pagano come Ulisse e la preghiera di San Bernardo, l’eros di Paolo e Francesca e la visione di Dio a cui Dante viene accompagnato da Beatrice è un’emozione che io non so spiegare a parole, ma che in un luogo significativo come una chiesa esplode in tutta la sua efficacia e virulenza.

Io, così come Claudio, apparteniamo a una generazione che si è formata sulla necessità che il teatro uscisse dai teatri con esperienze mirabili come quella del Living Theatre. Questa proposta è un’esperienza diversa nei presupposti, ma che esce dai teatri come luoghi deputati alla rappresentazione convenzionalmente immaginata e invece tenta di entrare in luoghi che teatri non sono ma che sono luoghi deputati dalla storia a convocare le persone in una dimensione assembleare per ascoltare la parola, in luoghi come le chiese che hanno sempre accolto le differenze. Quello che interessa a me e a Montesano è che intorno a questi accoppiamenti di cui quest’opera è ricca fosse convocato chi crede e chi non crede. Le chiese possono moltiplicare il ruolo di avamposti di civiltà in un tempo in cui sentiamo che la civiltà ci viene sottratta. Questa è la sensazione più forte che ho provato recitando per un’ora testi in cui la complessità di Dante si manifesta in tutta la sua potenza e in tutta la sua nudità perché la scenografia è offerta da una natura prodotto dell’arte. Lo spettatore, davanti a questa nudità, ha la possibilità di partecipare drammaturgicamente all’evento, cioè di farsi un’idea di ciò che accade stimolato semplicemente dai temi.
Nelle chiese diventa una cerimonia laica per chi non crede, ma può essere una cerimonia sacra per chi crede. Dante ha tenuto insieme cultura laica e sacra, San Tommaso e Averroè, i Provenzali e le vite dei Santi ed è stato insieme a pochi altri a divinare un’idea di Europa o di mondo attraverso il canto. Il teatro lo si capisce praticandolo e questo vale anche per gli spettatori: accade, bisogna esserci fisicamente».

Le voci di Dante nelle chiese di Lombardia: tournée

7 novembre presso la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia (è possibile effettuare una donazione libera a sostegno della Basilica)
6 maggio Cattedrale di Cremona
7 maggio Cattedrale di Brescia – Duomo vecchio
8 maggio Cattedrale di Vigevano
9 maggio Basilica di Santa Maria Maggiore
11 maggio Duomo di Milano

Riassumendo

“Le voci di Dante” nelle chiese della Lombardia 7 novembre 2025 e dal 6 all’11 maggio 2026.

ORARI: 7 novembre h 20:30; dal 6 all’11 maggio h 21

PREZZI: ingresso gratuito con prenotazione (per gli appuntamenti di maggio, a partire dal 6 aprile 2026).

La rappresentazione nel Duomo di Milano è sovratitolata in inglese a cura di Prescott Studio.

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